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Guglielmina Agnoli, docente del metodo Montessori e artista
Di origine partenopea ha portato nella capitale dove è nata e vive tutta l’energia del Vesuvio.
Spinta dalla forza dei lapilli cresce energica e creativa.
Già da adolescente e come autodidatta dipinge su tela, presenta una pittura figurativo - concettuale arrivando con la maturità ad abbracciare le varie forme di pittura. Raggiunge riconoscimenti e vari premi in molte città italiane.
Passo dopo passo è il caso di dire, idea e realizza Armonia Visuale il simbolismo nella danza per sordi e audiolesi.
Gli allievi possono danzare su brani di musica classica ascoltati solo con la vista.
Armonia Visuale il simbolismo nella danza metodo pregno di studio e impegno che viene presentato per la prima volta all' IS. S R .2° in Europa
Ma non si ferma.
Scrive stati di animo, riflessioni poetiche in romanesco e in napoletano. Temi contro la violenza sulle donne e le varie discriminazione del nostro tempo. 1) Tela Coppia nel mare "Comunione".
Scrive e disegna favole e fiabe che manda all’ Ospedale Bambino Gesù di Roma “Le storie di Teo"
Passione, entusiasmo e capacità sono gli ingredienti di Guglielmina Agnoli, artista generosa attenta alle dinamiche della nostra società.
In ogni espressione artistica di Guglielmina si trovano sempre leggerezza e profondità ironia e riflessione tristezza ed allegria e tutto ciò che il fruitore sente.
“IO SONO IO”: ALFONSO SACCO IN MOSTRA ALLA GALLERIA ARTE BARBATO
Un viaggio nell’identità, nella memoria e nelle contraddizioni del nostro tempo, raccontato attraverso il linguaggio potente e profondamente evocativo dell’arte contemporanea. È questo il cuore di “IO SONO IO – Alfonso Sacco 2015/2025”, la mostra personale del maestro Alfonso Sacco che sarà inaugurata sabato 28 marzoalle ore 19.00 a Scafati (SA), in via Nazionale 327, nei rinnovati spazi della Galleria Arte Barbato.
Il percorso espositivo attraversa alcune delle opere più significative realizzate dal pluripremiato artista vesuviano nel decennio compreso tra il 2015 e il 2025, offrendo al pubblico uno sguardo privilegiato su una stagione particolarmente fertile della sua produzione. Un periodo che segna la piena maturità artistica del maestro e che si distingue per un linguaggio espressivo originale, intenso e immediatamente riconoscibile.
Non a caso il grande critico d’arte Gillo Dorfles ha sottolineato:
“I suoi lavori permettono di identificare l’artista al primo colpo d’occhio”, evidenziando la forte riconoscibilità e la coerenza della sua ricerca.
Nel corso della sua carriera, Alfonso Sacco ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, in Italia e all’estero, consolidando una presenza sempre più significativa nel panorama dell’arte contemporanea. La recente partecipazione alla mostra internazionale “Disquiet vs Harmony”, ospitata a Los Angeles, ha ulteriormente confermato la capacità della sua arte di dialogare con contesti culturali differenti e con un pubblico internazionale.
Artista poliedrico e sperimentatore instancabile, Sacco affida ai tessuti un ruolo centrale nella costruzione della sua poetica. Tali materiali diventano materia espressiva e simbolica, trasformandosi in segni capaci di evocare memoria, identità e vissuto umano.
Ancora Dorfles osserva:
“Guardi un fazzoletto annodato, oppure una serie di nodi in cuoio o con spago, corde e le sue impronte e il tutto conduce ad Alfonso Sacco”.
Le sue opere nascono spesso dall’urgenza di raccontare e denunciare le tensioni del mondo contemporaneo – dalle disuguaglianze sociali allo smarrimento dell’individuo nella società globalizzata – ma allo stesso tempo sono attraversate da grande speranza.
Le intense gamme cromatiche che caratterizzano i suoi lavori restituiscono, infatti, uno sguardo che, pur consapevole delle fragilità del presente, continua a credere nella forza dell’umanità, nella memoria e nelle tradizioni.
A sottolineare la vitalità della sua ricerca è anche il giudizio del noto critico d’arte Vittorio Sgarbi che ha affermato:
“Colpisce in questo artista la sua voglia di sperimentare e mettere a frutto l’eredità delle varie avanguardie che lo hanno portato a realizzare vari cicli pittorici; da ultimo il ciclo ‘Impronte’ che, insieme ai ‘Nodi’, sono pensati per denunciare e non dimenticare, memorie di vita.”
Il titolo della mostra, “IO SONO IO”, si presenta come un vero e proprio manifesto identitario. In un tempo che tende ad appiattire le differenze e a uniformare le coscienze, Sacco rivendica la necessità di affermare la propria individualità e di non rinunciare alla continua ricerca di sé. L’arte diventa così spazio di libertà, di consapevolezza e di resistenza culturale, un luogo in cui l’individuo può riaffermare la propria voce e la propria storia.
“Egli con la sua poetica e il suo linguaggio e l’utilizzo di materiali vari e del colore, realizza la sua opera affermano il valore dell’IO contro quello del NOI, mettendo da parte le cose futili al servizio della fantasia., dell’immaginazione e del ricordo per viaggiare dal ventesimo secolo al prossimo magari spinto da un vento tutto nuovo.”- rimarcano i famosi critici d’arte LuCa (Luigi Castellano Gruppo 58) e ABO (Achille Bonito Oliva).
INFO:
IO SONO IO – Alfonso Sacco 2015/2025
Vernissage: 28 marzo, ore 19.00
Galleria Arte Barbato
Via Nazionale 327 – Scafati (SA)
galleriaartebarbato.it
Contatti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - 328 392 4202
“Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano” Un viaggio nella storia del cibo nell’antica Roma
Un’occasione unica per scoprire la storia del cibo e dei piaceri della tavola nell’antica Roma: la mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano” accompagna i visitatori in un viaggio affascinante tra storia, gusto e paesaggi senza tempo.
Promossa dal Parco Archeologico di Ercolano e dalla Fondazione Ente Ville Vesuviane, l’esposizione è ospitata negli spazi monumentali di Villa Campolieto, splendida dimora settecentesca del Miglio d’Oro.
La mostra sarà aperta fino al 4 maggio 2026, con chiusura temporanea il 31 gennaio dalle 15.00 fino a chiusura.
Allestita nel raffinato contesto della villa, capolavoro dell’architettura vanvitelliana, l’esposizione propone un percorso immersivo dedicato alla cultura alimentare dell’antica Ercolano, mettendo in dialogo reperti archeologici unici, suggestioni visive contemporanee e l’eleganza degli ambienti storici che li accolgono.
Il cibo, inteso come elemento identitario, sociale e culturale, diventa il filo conduttore di un racconto che unisce passato e presente: alle testimonianze della quotidianità romana si affiancano infatti immagini della moderna Ercolano, in un continuo rimando tra la vita antica e quella contemporanea.
L’allestimento, concepito nel pieno rispetto degli ambienti decorati del piano nobile, utilizza la formula della “stanza nella stanza”, valorizzando al tempo stesso la collezione archeologica e gli spazi storici. Il percorso espositivo permette di ammirare reperti organici di eccezionale conservazione – pane, cereali, legumi, frutta, uova, frutti di mare – restituiti in forma carbonizzata dall’eruzione del 79 d.C., insieme a utensili, vasellame e oggetti di uso quotidiano. Un patrimonio straordinario che documenta con precisione l’intero ciclo del cibo nell’antica Ercolano, dalla produzione al consumo, fino allo smaltimento.
Un’esperienza imperdibile per regalarsi un tuffo nella storia, tra cultura del cibo, archeologia e scorci paesaggistici mozzafiato.
INFORMAZIONI PER LA VISITA
Luogo: Villa Campolieto, Corso Resina 283, Ercolano (NA) Date: 28 marzo – 4 maggio 2026 Orari: 09:00 – 19:00 (ultimo ingresso ore 18:00) Chiusura straordinaria: 31 gennaio
BIGLIETTI
Biglietto combinato Parco Archeologico di Ercolano + Mostra
€ 19 intero
€ 4 ridotto (minori 6–18 anni e aventi diritto secondo normativa statale)
Gratuità: minori fino a 6 anni; persone con disabilità e un accompagnatore
Biglietto combinato Villa Campolieto + Mostra
€ 7 intero
Gratuità: minori fino a 6 anni; persone con disabilità e un accompagnatore
Parcheggio: interno gratuito fino a esaurimento posti
Vernissage: sabato 28 marzo, ore 18. Mostra visitabile fino al 19 aprile
A cura di Fabio Maietta
Il progetto “Hearth: Art Starts Here”, ideato da Fabio Maietta, torna a dialogare con uno dei luoghi più significativi della città di Caserta: il Museo Diocesano. In questo spazio carico di memoria e stratificazioni simboliche, sabato28 marzo alle ore 18 verrà inaugurata Ex‑Sistere, la mostra personale di Massimo Lagrotteria, artista emiliano classe ‘72 la cui ricerca attraversa la soglia fragile tra materia e presenza, tra ciò che resta nascosto e ciò che sceglie di emergere.
L’esposizione, curata da Fabio Maietta, presenta un insieme di opere pittoriche e scultoree che si innestano con sorprendente naturalezza nell’architettura del Museo Diocesano, trasformandolo in un luogo di affioramento, di rivelazione lenta, di ascolto profondo. Lagrotteria lavora per accumulo e sottrazione: strati che si depositano, incisioni che aprono varchi, superfici che trattengono e poi cedono. Le sue figure non sono mai pienamente definite; sono presenze in divenire, corpi che cercano equilibrio mentre si misurano con la propria vulnerabilità. Nascono da una materia che resiste, che trattiene, che oppone peso, e proprio per questo il loro venire alla luce assume il carattere di un gesto necessario, quasi un atto di coraggio.
Ex‑Sistere – dal latino “uscire fuori”, “manifestarsi” – non descrive una condizione, ma un movimento. È il passaggio in cui la materia smette di essere massa e diventa corpo, in cui il gesto smette di essere tecnica e diventa rivelazione. Le superfici incise, le cavità, le crepe, le ossature esposte raccontano un’umanità che tenta di stare nel mondo pur nella sua vulnerabilità, che cerca equilibrio pur sapendo di poter cedere. In questo contesto, il Museo Diocesano diventa parte integrante del processo di emersione: la dimensione spirituale del luogo amplifica la tensione delle opere, invitando il pubblico a rallentare, a sostare, a riconoscere in quelle forme in bilico una condizione condivisa.
Con Ex‑Sistere, il progetto Hearth prosegue nel suo intento di costruire esperienze vive, capaci di attivare dialoghi e risonanze tra artisti, luoghi e comunità. La mostra, visitabile fino a domenica 19 aprile, è un invito a riconoscere la forza dell’instabile, a osservare la materia mentre prende forma, a lasciarsi attraversare da quel fragile ma ostinato tentativo di venire fuori che ci riguarda tutti.
Prosegue con gran successo “Scatti e ritratti. Le facce del blues, del jazz e del Rock”
La mostra fotografica e pittorica resterà aperta, fino al 4 gennaio, a la Rocca dei Rettori di Benevento
“Scatti e ritratti" 40 anni di blues, jazz e rock in mostra al Castello di Benevento descritta da Aristotele come "medicina dell’anima”, sin dall’antichità, la musica era considerata regina di tutte le arti per la capacità unica di enfatizzare e trasmettere emozioni. Un perenne afflato umano che, di generazione in generazione, ha ispirato artisti e studiosi, non solo attraverso canzoni entrate nel nostro patrimonio culturale, ma anche attraverso documenti fotografici e pittorici che raccontano un’epoca. Ed è questo l'esprit che guida “Scatti e ritratti. Le facce del blues, del jazz e del Rock”, mostra fotografica e pittorica che si concluderà il prossimo 4 gennaio 2026 presso la Rocca dei Rettori di Benevento. In questa eccezionale cornice storica e identitaria del capoluogo sannita, aperta e fruibile dallo scorso 23 gennaio, sono esposte le istantanee, immortalate dal bassista e produttore internazionale Claudio Citarella che, nella sua terra natia, insieme ai dipinti realizzati con il solo ausilio di una penna bic dall’artista francese Jacky Ananou, ha voluto celebrare, 40 anni di carriera e non solo. Ed invero, a corredare la narrazione temporale, trasportandoci in uno straordinario viaggio a ritroso nel tempo, gli iconici scatti degli anni 80’ ritraenti la comitiva del musicista sannita, di cui faceva e fa parte l’avvocato Marina Collarile, autrice degli stessi, con cui Citarella, sin dall’adolescenza condivide la passione per la fotografia, come dichiarato ai microfoni de L’Identità a margine del vernissage “Era da tempo che volevamo realizzare una mostra fotografica sugli artisti del blues del jazz e del rock, tra cui i Rolling Stones, ZZ Top, James Brown, Quincy Jones, Patty Smith, Oscar Peterson e tanti altri. Faccio il musicista da più di 30 anni e oltre a suonare mi diletto a fare foto durante i festival credendo nel forte potere creativo della musica e delle immagini ed allora ho pensato perchè non inserire un artista francese come Jaki Ananoue e Marina con cui ci conosciamo sin da adolescenti. Lei era la nostra fotografa e con lei mi accomuna da sempre questa passione che non è una professione" come sottolinea la stessa Collarile “Ecco perchè ho voluto fortemente darle uno spazio che descrivesse i momenti di aggregazione di noi giovani degli anni ‘80. Eravamo e siamo un gruppo compatto con cui ci riuniamo spesso e spesso si suona. La musica è un collante tra presente e passato”. Fortemente voluta dal presidente del conservatorio di Benevento, l’ing. Nazareno Orlando, in sinergia con la Provincia ed il Comune di Benevento, questa mostra che riproduce immagini leggendarie immortalate in un arco temporale 40ennale tra Francia, Inghilterra ed Italia ed organizzata da un gruppo di amici, nasce dunque per celebrare la musica ed il senso di aggregazione della stessa, come ha sottolineato l’assessore alla Cultura Antonella Tartaglia Polcini intervenuta alla conferenza stampa di apertura “Sono immagini che nascono dall’esperienza, questa mostra si apre soprattutto ai più giovani che oggi possono capire cosa significa vivere la musica, acquisirne notorietà sul piano internazionale e ritornare nella propria città, dando spazio ad un momento confidenziale, perchè qui non c’e distanza, ma il desiderio di condividere la propria visione della cultura dell’arte della bellezza che diviene inevitabilmente cultura delle relazioni umane e fondamento di comunità. Attraverso gli scatti la musica è sempre presente nella nostra vita promuovendo un messaggio di crescita e sviluppo”. Un messaggio tradotto nel linguaggio universale della musica utile per diffondere l’identità del patrimonio musicale di Benevento, una provincia che è “Culla di storia e cultura” come ha sottolineato Nino Lombardi, Presidente della Provincia, anch’egli intervenuto al Vernissage.