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“Hands” di Nello Petrucci approda in Kenya con due opere iconiche
Mani che emergono dal suolo e che spezzano catene: i lavori eseguiti insieme ai bambini di Malindi
Mani che emergono dal suolo, che proteggono e accompagnano messaggi di pace, giustizia e speranza scritti da bambini. Ma anche mani capaci di spezzare il ferro delle catene, come simbolo di liberazione da qualsiasi forma di oppressione. Sono queste le ultime declinazioni del progetto artistico “Hands”, realizzate dall’artista Nello Petrucci presso il “Museum Heritage Complex” di Malindi (Kenya), nell’ambito del percorso umanitario e culturale “Art Helps People”.
Il museo nazionale kenyota diventa, quindi, teatro privilegiato di un nuovo intervento artistico firmato dallo street artist italiano, già riconosciuto per il suo impegno sociale e la sua visione umanistica. Petrucci ha realizzato le due opere simboliche insieme agli studenti della scuola primaria di Malindi, dando vita a un dialogo creativo tra memoria, libertà e speranza.
Mani che mergono dal suolo. La prima delle due opere, realizzata nel cortile d’ingresso del Museo, vede protagoniste mani che emergono dal suolo «simbolo universale di desiderio, sogno e rinascita» ha spiegato l’artista originario di Pompei. Un gesto forte, nato dal coinvolgimento dei bambini, che hanno contribuito con messaggi di pace, giustizia e speranza impressi sugli scalini dell’edificio storico. Un incontro artistico che diventa anche un momento educativo e comunitario, capace di unire linguaggi, culture e generazioni.
Mani che spezzano catene. All’interno del Museo, in posizione permanente, campeggia invece un grande pugno che spezza delle catene. «Un’immagine potente – ha detto Petrucci – che celebra la libertà, la dignità umana e la memoria storica del territorio, invitando i visitatori a riflettere sul valore dell’emancipazione e sulla lotta contro ogni forma di oppressione». L’opera diventa così un simbolo identitario per la città di Malindi ed è un omaggio alla resilienza delle comunità africane.
Il simbolismo delle Mani. «L’arte – afferma Nello Petrucci – deve essere un ponte, non un confine. Per questo, portando il progetto “Hands” a Malindi, ho voluto coinvolgere i bambini perché è attraverso le nuove generazioni che possiamo costruire un futuro libero, consapevole e capace di trasformarsi. Le mani rappresentano l’essere umano, il suo coraggio e la sua ricerca di senso; spezzare le catene significa liberare lo spirito e la società».
Hands e Art Helps People. Il progetto “Hands”, nato dalla convinzione che l’arte possa educare, guarire e generare cambiamento, dopo esperienze in Europa e in altre aree del mondo, approda ora in Kenya come parte del più ampio percorso di Art Helps People, l'iniziativa umanitaria e culturale promossa da Petrucci per sostenere comunità e giovani attraverso l’espressione artistica.
a cura di Valeria D’Ambrosio e TAB Take Away Bibliographies
5 dicembre 2025 - 4 gennaio 2026
Firenze | Museo Sant’Orsola | Via Guelfa 21
Inaugurazione: giovedì 4 dicembre 2025 | h 17-19
In occasione dei dieci anni dalla scomparsa di Andrea “Bobo” Marescalchi, l’Archivio Andrea Marescalchi presenta “Uno, qualcuno, chicchessia: sulle tracce di Andrea Marescalchi”, un progetto di valorizzazione dell’archivio realizzato con il contributo di Toscana in Contemporanea 2025, promosso dalla Regione Toscana.
All’interno del progetto si inserisce la mostra “Acquilunio”, prima personale di Emanuele Caprioli a Firenze (Milano, 1993) nata dal dialogo con l’opera di Andrea Marescalchi (Roma, 1954 - Firenze, 2015), che sarà ospitata negli spazi del Museo Sant’Orsola a Firenze, aperta al pubblico dal 5 dicembre 2025 al 4 gennaio 2026. A cura di Valeria D’Ambrosio, l’esposizione indaga la relazione dinamica tra agenti umani e non umani come condizioni che favoriscono la creazione di fenomeni naturali. Il punto di partenza è una duplice esplorazione, che racconta di un’esperienza umana in bilico tra concretezza ed effimerità: l’acqua e la luce, forze elementari che attraversano il tempo e collegano tracce di storie, presenze essenziali ma spesso invisibili che connettono la nostra realtà, attraversano l’aria che respiriamo e modellano i contorni del paesaggio, contribuendo a definire il tessuto dell’ambiente che viviamo.
Due nuove produzioni site-specific di Caprioli si relazionano con due lavori di Marescalchi – Senza titolo [Farfalline], un’opera della metà degli anni Novanta di piccole dimensioni, su carta, che racconta il suo rapporto con l’inchiostro e la matematica e l’altra, Cascata, differente per tecnica, di grandi dimensioni, realizzata gli ultimi anni della sua vita– aprendo così un confronto visivo sul tempo e sulla continuità dei gesti. Le opere di Marescalchi non si lasciano infatti leggere secondo periodi o fasi, ma come un unico corpo in movimento, dove temi, forme e passioni riaffiorano nel tempo trasformandosi.
La mostra è l’esito di una residenza d’artista svolta tra luglio e ottobre 2025 presso l’Archivio Andrea Marescalchi, durante la quale Caprioli ha lavorato con la guida di TAB – Take Away Bibliographies, approfondendo materiali, opere e documenti d’archivio. Il percorso di ricerca, condiviso tra artistə, curatorə e designer, ha dato origine non solo alla mostra ma anche a una pubblicazione, a cura di TAB, che raccoglie riflessioni, testi e materiali prodotti nel corso della residenza.
Archivio Andrea Marescalchi
L'Associazione Culturale Archivio Andrea Marescalchi è nata nel 2017 a seguito della scomparsa dell’artista Andrea Bobo Marescalchi. l’AAM si occupa di promuovere l’attività archivistica delle opere e la diffusione e conoscenza dell’opera di Marescalchi. L’Archivio permette la consultazione di opere e materiali relativi al lavoro dell’artista utili alla realizzazione di mostre, cataloghi, pubblicazioni e ricerche di carattere tecnico artistico. L'obiettivo dell’archivio è di rendere il patrimonio artistico e documentario di Bobo più facilmente consultabile, offrendo un accesso immediato e strutturato al suo lavoro. Negli anni successivi alla scomparsa di Marescalchi, l’Archivio si è impegnato nella realizzazione di mostre personali e collettive, inviando opere del pittore in Europa e in America per esposizioni organizzate da enti privati e pubblici.
Andrea Marescalchi (Roma 1954 - Firenze 2015)
Studia al liceo classico e al liceo artistico, si iscrive all’accademia di belle arti che abbandona dopo pochi mesi. Collabora per 11 anni con Alighiero Boetti e Sol Lewitt. Attività espositiva dal 1989. Alcune mostre: Centre d’art contemporaine, Martigny. Doppio gioco, Galleria Bonomo, Roma, Bari, Spoleto. One man show, Autorimessa, Roma. Dialogues de paix, ONU, Ginevra. Meditation, Medersa Ibn Youssef, Marrakesh. Andrea Marescalchi, Galleria Seno, Milano. Continuità, Arte in toscana 1990 2000, Centro per l’Arte contemporanea Luigi Pecci, Prato. Donna donne, palazzo Strozzi, Firenze. Pizzinini Marescalchi, Ciastel Colz, la Villa, Bolzano. Andrea Marescalchi, Galleria Santo Ficara, Firenze. La scimmia, l’immagine, il suo doppio, Art for the World, Milano. 8x8 64, Bibo’s place, Todi. Made in Filandia 2014, Esercizi, Pieve a Presciano
Emanuele Caprioli (Milano, 1993)
Vive e lavora a Milano. Collabora con elementi essenziali e arcaici: luce, aria, fuoco, acqua e i fenomeni connessi come la condensa, la neve, l’alba, il tramonto e I miraggi. Indaga ed evoca le tensioni invisibili tra gli agenti atmosferici di un luogo e il pubblico, il quale è spesso parte dell’opera e attivatore di queste dinamiche invisibili. Cofondatore del collettivo Provinciale11, ha partecipato a mostre personali e collettive tra cui Centro Artistico Alik Cavaliere, Orto Botanico di Palermo, Charlottensborg Palace, Galleria Arrivada e Oto Lab e a residenze artistiche presso Archivio Marescalchi, VIR Viafarini-in-residence, Residenza Poietica / Fondazione Merz, Dolomiti Contemporanee e Tagli.
Museo Sant’Orsola Firenze (museosantorsola.it / @museo.santorsola)
È un nuovo luogo di cultura a Firenze che aprirà ufficialmente le sue porte alla fine dell’anno 2026 dopo i grandi lavori di ripristino dell’antico convento di Sant’Orsola. Dal 2023 organizza delle mostre d’arte contemporanea in questo spazio ancora in cantiere. La mostra Acquilunio si inserisce alla fine del percorso della terza esposizione a cura del museo The rose that grew from concrete (fino al 04 gennaio 2026).
Il progetto è realizzato grazie al contributo di Toscanaincontemporanea2025 promosso dalla @regionetoscana
Uno, qualcuno, chicchessia: sulle tracce di Andrea Marescalchi
Un progetto dell’Archivio Andrea Marescalchi
A cura di Valeria D’Ambrosio e TAB Take Away Bibliographies
a cura di Valeria D’Ambrosio e TAB Take Away Bibliographies
giovedì 4 dicembre 2025 - 4 gennaio 2026
Firenze | Museo Sant’Orsola | Via Guelfa 21
Inaugurazione: giovedì 4 dicembre 2025 | h 17-19
In occasione dei dieci anni dalla scomparsa di Andrea “Bobo” Marescalchi, l’Archivio Andrea Marescalchi presenta “Uno, qualcuno, chicchessia: sulle tracce di Andrea Marescalchi”, un progetto di valorizzazione dell’archivio realizzato con il contributo di Toscana in Contemporanea 2025, promosso dalla Regione Toscana.
All’interno del progetto si inserisce la mostra “Acquilunio”, prima personale di Emanuele Caprioli (Milano, 1993) nata dal dialogo con l’opera di Andrea Marescalchi (Roma, 1954 - Firenze, 2015), che sarà ospitata negli spazi del Museo Sant’Orsola a Firenze. A cura di Valeria D’Ambrosio, l’esposizione indaga la relazione dinamica tra agenti umani e non umani come condizioni che favoriscono la creazione di fenomeni naturali. Il punto di partenza è una duplice esplorazione, che racconta di un’esperienza umana in bilico tra concretezza ed effimerità: l’acqua e la luce, forze elementari che attraversano il tempo e collegano tracce di storie, presenze essenziali ma spesso invisibili che connettono la nostra realtà, attraversano l’aria che respiriamo e modellano i contorni del paesaggio, contribuendo a definire il tessuto dell’ambiente che viviamo.
Due nuove produzioni site-specific di Caprioli si relazionano con due lavori di Marescalchi – Senza titolo [Farfalline], un’opera della metà degli anni Novanta di piccole dimensioni, su carta, che racconta il suo rapporto con l’inchiostro e la matematica e l’altra, Cascata, differente per tecnica, di grandi dimensioni, realizzata gli ultimi anni della sua vita– aprendo così un confronto visivo sul tempo e sulla continuità dei gesti. Le opere di Marescalchi non si lasciano infatti leggere secondo periodi o fasi, ma come un unico corpo in movimento, dove temi, forme e passioni riaffiorano nel tempo trasformandosi.
La mostra è l’esito di una residenza d’artista svolta tra luglio e ottobre 2025 presso l’Archivio Andrea Marescalchi, durante la quale Caprioli ha lavorato con la guida di TAB – Take Away Bibliographies, approfondendo materiali, opere e documenti d’archivio. Il percorso di ricerca, condiviso tra artistə, curatorə e designer, ha dato origine non solo alla mostra ma anche a una pubblicazione, a cura di TAB, che raccoglie riflessioni, testi e materiali prodotti nel corso della residenza.
Archivio Andrea Marescalchi
L'Associazione Culturale Archivio Andrea Marescalchi è nata nel 2017 a seguito della scomparsa dell’artista Andrea Bobo Marescalchi. l’AAM si occupa di promuovere l’attività archivistica delle opere e la diffusione e conoscenza dell’opera di Marescalchi. L’Archivio permette la consultazione di opere e materiali relativi al lavoro dell’artista utili alla realizzazione di mostre, cataloghi, pubblicazioni e ricerche di carattere tecnico artistico. L'obiettivo dell’archivio è di rendere il patrimonio artistico e documentario di Bobo più facilmente consultabile, offrendo un accesso immediato e strutturato al suo lavoro. Negli anni successivi alla scomparsa di Marescalchi, l’Archivio si è impegnato nella realizzazione di mostre personali e collettive, inviando opere del pittore in Europa e in America per esposizioni organizzate da enti privati e pubblici.
Andrea Marescalchi (Roma 1954 - Firenze 2015)
Studia al liceo classico e al liceo artistico, si iscrive all’accademia di belle arti che abbandona dopo pochi mesi. Collabora per 11 anni con Alighiero Boetti e Sol Lewitt. Attività espositiva dal 1989. Alcune mostre: Centre d’art contemporaine, Martigny. Doppio gioco, Galleria Bonomo, Roma, Bari, Spoleto. One man show, Autorimessa, Roma. Dialogues de paix, ONU, Ginevra. Meditation, Medersa Ibn Youssef, Marrakesh. Andrea Marescalchi, Galleria Seno, Milano. Continuità, Arte in toscana 1990 2000, Centro per l’Arte contemporanea Luigi Pecci, Prato. Donna donne, palazzo Strozzi, Firenze. Pizzinini Marescalchi, Ciastel Colz, la Villa, Bolzano. Andrea Marescalchi, Galleria Santo Ficara, Firenze. La scimmia, l’immagine, il suo doppio, Art for the World, Milano. 8x8 64, Bibo’s place, Todi. Made in Filandia 2014, Esercizi, Pieve a Presciano
Emanuele Caprioli (Milano, 1993)
Vive e lavora a Milano. Collabora con elementi essenziali e arcaici: luce, aria, fuoco, acqua e i fenomeni connessi come la condensa, la neve, l’alba, il tramonto e I miraggi. Indaga ed evoca le tensioni invisibili tra gli agenti atmosferici di un luogo e il pubblico, il quale è spesso parte dell’opera e attivatore di queste dinamiche invisibili. Cofondatore del collettivo Provinciale11, ha partecipato a mostre personali e collettive tra cui Centro Artistico Alik Cavaliere, Orto Botanico di Palermo, Charlottensborg Palace, Galleria Arrivada e Oto Lab e a residenze artistiche presso Archivio Marescalchi, VIR Viafarini-in-residence, Residenza Poietica / Fondazione Merz, Dolomiti Contemporanee e Tagli.
Museo Sant’Orsola Firenze (museosantorsola.it / @museo.santorsola)
È un nuovo luogo di cultura a Firenze che aprirà ufficialmente le sue porte alla fine dell’anno 2026 dopo i grandi lavori di ripristino dell’antico convento di Sant’Orsola. Dal 2023 organizza delle mostre d’arte contemporanea in questo spazio ancora in cantiere. La mostra Acquilunio si inserisce alla fine del percorso della terza esposizione a cura del museo The rose that grew from concrete (fino al 04 gennaio 2026).
Il progetto è realizzato grazie al contributo di Toscanaincontemporanea2025 promosso dalla @regionetoscana
Uno, qualcuno, chicchessia: sulle tracce di Andrea Marescalchi
Un progetto dell’Archivio Andrea Marescalchi
A cura di Valeria D’Ambrosio e TAB Take Away Bibliographies
Con la collaborazione di Emanuele Caprioli
Graphic design: Dania Menafra
Ph/video credits: Giulia Lenzi
Con il contributo di
Regione Toscana
Car valet Leonardo
Hen House Studio
In collaborazione con
Museo Sant’Orsola
Numeroventi
Colla
info | 3341024953
infoQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. | www.archiviomarescalchi.com
Borderlands. Un viaggio americano, con il fotografo Francesco Anselmi e la giornalista Renata Ferri, in programma domenica 30 novembre alle 18, è l’ultima tappa delle Conversazioni in San Francesco, ideate e promosse dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Nei tre appuntamenti precedenti – con Michela Ponzani, Edoardo Albinati e Francesca d’Aloja, Dario Fabbri – la rassegna ha esplorato il tema complesso e attualissimo delle frontiere, intese non solo come linee di divisione ma anche come luoghi di passaggio, incontro e trasformazione.
All’interno di questo percorso, la frontiera emerge come una soglia che riguarda tanto gli spazi quanto le persone. La si attraversa quando si affrontano cambiamenti profondi: lasciare una casa, iniziare un nuovo lavoro, superare un dolore, vivere o concludere un amore, abbandonare certezze e legami radicati. Nel fenomeno migratorio, questa dimensione intima si intreccia con quella politica e sociale, al distacco dalle proprie radici si sommano le incognite di un viaggio impegnativo, segnato dall’incontro con lingue, diritti, consuetudini e valori diversi.
L’appuntamento conclusivo Borderlands, il progetto fotografico di Francesco Anselmi, è il racconto della frontiera, ambientato sul lato americano del confine tra Stati Uniti e Messico, area storicamente molto significativa. Sono immagini realizzate tra il 2017 e il 2020, dove lo sguardo del fotografo supera l’approccio emergenziale spesso associato ai territori liminari, restituendo la complessità di una striscia di terra lunga poco più di 3.000 chilometri, con persone, abitudini e storie differenti: un luogo attraversato da tensioni ma anche ricco di vita, relazioni e umanità.
Da decenni crocevia di migranti e viaggiatori e abitato da comunità molto diverse tra loro, questo territorio appare nelle immagini di Anselmi come un’entità autonoma, quasi un mondo a parte, distinto dai due Paesi che separa. Una zona in cui le frontiere non sono solo barriere o linee di demarcazione, ma spazi in continuo mutamento, dove convivono contraddizioni, incontri e possibilità.
Sarà possibile prenotare i biglietti online, sul sito www.fondazionecarilucca.it, a partire dalle 12 di martedì 25 novembre.
Francesco Anselmi, nato nel 1984, vive attualmente a Torino.
Si è diplomato presso l’ICP di New York, ricevendo una borsa di studio dalla New York Times Foundation. Nel 2012 ha avviato una documentazione a lungo termine sulle conseguenze della crisi economica greca, che lo ha portato a ricevere il Chris Hondros Fellowship Fund nel 2013 e il Visura Grant per Outstanding Personal Project nel 2016. Da allora, il suo lavoro si concentra sui cambiamenti in corso che coinvolgono le aree di confine nella società occidentale, dall'Europa agli Stati Uniti d'America. È stato finalista due volte del premio Oskar Barnack (2014/2019) e ha ricevuto il Visa D’or per la Stampa Quotidiana nel 2019 al Visa pour l’Image di Perpignan. Il lavoro di Francesco è stato pubblicato da The Wall Street Journal, Zeit, Liberation, Le Monde, L'Espresso, Courier International, Internazionale, XXI, Leica Fotografie International, tra gli altri, ed esposto in numerose sedi e festival internazionali. Nel 2024 ha pubblicato Borderlands, la sua prima monografia, con l'editore tedesco Kehrer Verlag.
Renata Ferri è nata a Roma e vive a Milano.
Giornalista, dal 2005 è caporedattore photoeditor di iO Donna il femminile del Corriere della Sera. Dal 2010 al 2018 ha ricoperto lo stesso ruolo anche per Amica, il mensile femminile dello stesso gruppo editoriale, Rcs Mediagroup.
Dal 1991 al 2005 ha diretto la produzione fotografica di Contrasto con un team di più di 40 autori. Insegna in istituti universitari, scuole di fotografia e corsi specialistici dedicati. Ha partecipato a numerose giurie italiane e internazionali, incluse due edizioni del World Press Photo (2011 e 2012). Dal 2010 al 2015 ha tenuto un blog di storie fotografiche su il post.it Dal 2024 scrive costantemente su iO Donna e Amica, carta e web, di arte, fotografia, femminismo. Cura progetti editoriali ed espositivi di singoli autori e collettivi per cui ha collaborato con istituzioni Italiane e internazionali, tra cui il MAXXI, Palazzo Reale, Gallerie d’Italia, Complesso del Vittoriano. Ha pubblicato numerosi testi e monografie, tra cui, la più recente, Guardami come se mi amassi – Look at me like you love me, Allemandi.
Si intitola “Il patrimonio invisibile-Depositi Aperti” l’operazione messa in atto dalla Direzione regionale Musei nazionali Marche per rendere visitabili le riserve del Museo Archeologico Nazionale delle Marche, ovvero gli ambienti dove è conservata la parte musealizzata, ma non in esposizione, del patrimonio archeologico dal territorio marchigiano. Grazie a un importante investimento di 800mila euro nell’ambito del PNRR assegnato dalla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, il primo deposito museale delle Marche che aprirà alle visite del pubblico sarà quello del Museo Archeologico Nazionale delle Marche a Palazzo Ferretti, ad Ancona (MAN Marche) quando i reperti che non fanno parte del percorso museale potranno “dialogare” col pubblico..
L’inaugurazione è fissata per martedì 16 dicembre alle ore 12, alla presenza del Direttore dei Musei nazionali delle Marche, Luigi Gallo, e del Direttore del MAN Marche, Diego Voltolini; poi durante la giornata di inaugurazione – che sarà a ingresso gratuito per tutto il museo - le visite ai depositi, che saranno diventate parte integrante del percorso museale e dell’offerta culturale stabile del MAN Marche, proseguiranno fino alle ore 23.
L’idea dei depositi aperti
L’obiettivo dell’intervento è stato sin dall’inizio la creazione di un “deposito aperto”, visitabile e accessibile a tutti i visitatori, comprese le persone con disabilità, adeguando gli spazi attraverso la rimozione di barriere fisiche e mediante una riorganizzazione concettuale degli strumenti e dei contenitori per la conservazione del patrimonio.
«Quando nel 2020 ebbi l'opportunità di entrare per la prima volta nei depositi archeologici del MAN Marche – dice Gallo –, i più importanti di tutta la regione, pensai subito che quei luoghi dovevano diventare spazi vitali, accessibili e accoglienti, per restituire al pubblico il ricchissimo patrimonio invisibile che contengono. Ora, grazie agli importanti interventi realizzati con il PNRR coordinato dalla Direzione Generale Musei, abbiamo il primo deposito archeologico delle Marche accessibile da parte del pubblico, attrezzato anche per accogliere studiosi e ricercatori, perché la conoscenza sempre più ampia e approfondita del patrimonio è il cardine sul quale costruiamo quotidianamente la concreta valorizzazione di ciò che abbiamo l'onore e l'onere di custodire e di trasmettere alle future generazioni».
Da parte sua, Voltolini aggiunge che «I depositi sono il dietro le quinte della vita di un museo, sono il luogo in cui archeologi, restauratori, ricercatori lavorano per far sì che il patrimonio archeologico, pubblico, sia una vera risorsa. Com’è noto, il percorso espositivo stabile di un museo rappresenta, solitamente, solo una piccola percentuale del patrimonio che custodisce: grazie al progetto PNRR ‘Depositi aperti - l'accessibilità al patrimonio invisibile’ il MAN Marche ora offre un'esperienza nuova ai visitatori, che potranno scoprire ciò che di solito non si vede, con la visita di un vero deposito museale, con le nostre ricchissime collezioni archeologiche».
Lo sviluppo di queste idee si è svolto anche grazie a una fruttuosa convenzione di ricerca stipulata con la Scuola di Specializzazione in beni architettonici dell’università Federico II di Napoli, che in nove mesi di intenso lavoro di studio ha permesso, fra il 2021 e il 2022, di approfondire la conoscenza sia di Palazzo Ferretti, sia dei suoi allestimenti museografici (studi raccolti nel volume Palazzo Ferretti ad Ancona. Architettura, restauro, allestimento, ed. Artem 2024), offrendo linee di sviluppo per riqualificare gli spazi oggi trasformati in depositi aperti.
Questa nuova area visitabile si colloca infatti al di sotto della terrazza vanvitelliana, in spazi architettonicamente significativi per la storia di Palazzo Ferretti e mai visti fino ad oggi dal pubblico. La destinazione a depositi visitabili e sala studio valorizza questi ambienti sfruttandone e migliorandone le loro caratteristiche strutturali: locali con possibilità di luce naturale e ricambio d’aria, accessibilità garantita in diverse modalità, facile percorribilità e ampia metratura. L’ottimo connubio fra esigenze di conservazione e possibilità di valorizzazione e restituzione al pubblico.
Un “biblioteca” di oggetti
Il percorso museale del MAN Marche è il racconto del tempo dell’uomo nel territorio marchigiano, le cui parole sono i singoli reperti, ognuno dei quali scelto per aggiungere un significato alla narrazione. I depositi archeologici sono invece la grande “biblioteca” dalla quale sono state estratte tutte le parole del racconto, un immenso patrimonio invisibile che rappresenta circa il 90% delle collezioni del Museo: più di 180mila reperti raccolti in oltre 160 anni di storia museale. Un immenso patrimonio da conservare, da conoscere e da valorizzare, restituendolo quanto più possibile alla fruizione pubblica. L’idea della “biblioteca di oggetti” ha quindi guidato la progettazione dei depositi visitabili: un luogo nel quale sono conservati, con ordine e accessibilità, reperti e contesti archeologici concepiti come volumi da sfogliare per leggerne la storia, ordinati sistematicamente con criteri tipologici e topografici.
E come accade in ogni biblioteca ben organizzata, uno spazio è dedicato alla consultazione: è la sala studio del MAN Marche. In questo luogo il Museo accoglie e mette in condizione di lavorare gli studiosi e i ricercatori che sono impegnati sul patrimonio archeologico.
Il lavoro progettuale ha sviluppato l’idea fondamentale di valorizzare gli spazi sulla base delle loro caratteristiche intrinseche: oltre alla grande sala della biblioteca di oggetti, le due gallerie perimetrali accolgono i numerosi mosaici da tutta la regione e una selezione del ricco la lapidario epigrafico, oltre alla moltitudine di anfore, testimoni delle rotte commerciali antiche.
In particolare la prima sala, di interscambio fra percorso espositivo e accesso, è concepita come anello di congiunzione fra il percorso museale, la storia di Palazzo Ferretti e le funzioni di deposito. In questa sala infatti emerge dal sottosuolo, nel ventre del palazzo, la stratigrafia muraria che mostra il palinsesto di storia precedente a Palazzo Ferretti, l’Ancona medievale, in un gioco di scambi e rimandi con i reperti medievali inseriti in questo spazio.
Conservare e tutelare
Ogni percorso di valorizzazione prevede, a monte, la necessaria cura per la conservazione e tutela del patrimonio. In questi anni la Direzione regionale musei nazionali Marche ha dotato i propri musei maggiori di laboratori attrezzati per gli interventi conservativi, per i restauri e le manutenzioni sul patrimonio culturale. Al MAN Marche è stato possibile allestire un laboratorio di restauro, sotto il coordinamento degli eccellenti funzionari restauratori in servizio presso la Direzione regionale dei musei nazionali delle Marche, adottando le medesime linee progettuali dei depositi: valorizzando e sfruttando le caratteristiche della struttura esistente, il nuovo laboratorio ha luce naturale, comodo accesso e facile collegamento con i depositi, oltre alla dotazione di strumentazione all’avanguardia. Il tutto inserito nella cornice fisica e concettuale dei depositi museali pensati come luogo vitale per il lavoro quotidiano e concreto del Museo e di tutta la sua squadra.
Per la memoria civica e nazionale: il “deposito macerie”
La lunga storia del MAN Marche è stata segnata anche da momenti tragici. Fra questi la distruzione del Museo nella sua sede presso l’ex-convento di San Francesco alle Scale a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Le sale e le teche ancora allestite con i reperti furono pesantemente danneggiate dal crollo dell’edificio: una lunga operazione di rimozione degli oltre 9mila mq di macerie permise di recuperare almeno una parte delle collezioni, perdendo spesso però l’indicazione della provenienza originaria dei reperti, con un irrimediabile danno per la conoscenza. Oggi nella sala dedicata al deposito macerie si conservano alcune delle teche originali, ma restaurate, del vecchio Museo e una selezione dei numerosissimi reperti che, seppur privati della loro provenienza e quindi della loro storia, raccontano una delle pagine più buie della storia della città di Ancona e dell’Italia.
La sala permette inoltre di aprire una finestra sulla museologia e sulle modalità di approccio alla valorizzazione dell’antico adottate in passato, riportando alla vista la ricostruzione di Innocenzo Dall’Osso – non scientifica – del carro della celebre tomba principesca di Fabriano.
La conservazione della memoria e dell’identità dei luoghi e il dovere civico di tramandarle si concretizza inoltre nelle operazioni di restauro poste in atto nell’ex-via dell’Arsenale. Si tratta un lacerto del tessuto urbano dell’Ancona pre-bellica, una delle stradine che collegavano il colle Guasco al porto antico attraversando la proprietà dei conti Ferretti, uno scorcio superstite dell’Ancona scomparsa, così importante e rappresentativo da essere stato anche set naturale per Ossessione, il film che Luchino Visconti girò ad Ancona nel 1943.
Oggi questo vicolo, che è incluso nella struttura del MAN Marche, torna a essere visitabile, inserito negli spazi appena riqualificati.
Info Museo
Museo Archeologico Nazionale delle Marche
Palazzo Ferretti, via G. Ferretti 6, Ancona
Orari: da MA a GI ore 8.30-13.30; VE-SA ore 8.30-19.30; DO ore 14.00-19.30
Inaugurazione delle visite al deposito: MA 16.12 ore 12
Ingresso MAN Marche: 5 euro (intero), 2 euro (ridotto); ingresso MAN Marche + Anfiteatro romano di Ancona (il biglietto consente la visita al Museo anche nella prima giornata di apertura successiva al giorno di visita dell’Anfiteatro): 8 euro (intero); 2 euro (ridotto)