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LICEO ARTISTICO de Chirico - Torre Annunziata, Via Veneto 514
Una intensa mostra di Ciro Palladino, artista di Torre del Greco operante a livello nazionale, prosegue le attività espositive di esplorazione delle vie della ricerca pittorica che lo Spazio Zero11 del Liceo Artistico de Chirico di Torre Annunziata conduce nello scenario dei linguaggi contemporanei dell’arte. A cura di Franco Cipriano, con la collaborazione di “ARTLANTE studi e iniziative per l’arte contemporanea”, di Raffaella Barbato e con il coordinamento di Felicio Izzo, la mostra si presenta come passaggio rivelatore delle singolari e riflessive interrogazioni della pittura. Nelle articolate esperienze espressive, la pittura si manifesta come sorgiva persistenza nella problematica ‘inquietudine’ di senso del rapporto arte-vita che attraversa le esperienze molteplici dell’arte del tempo attuale. Nel testo di commento, Franco Cipriano scrive: “Nella processualità generativa del linguaggio della pittura, nell’opera di Ciro Palladino, l’ibridazione tra materia e immagine dello spazio espressivo rivela la stratificata ‘profondità’ della superficie che oscilla
tra evocazione e gesto incrociandone il generarsi in ‘pictura’, in ‘imago’ che si fa spazio materico. Incrociati nelle trame mentali dell’espressione, i segni, le materie, le immagini appaiono riflesse dalle oscurità dell’imperscrutabile fondo o nelle rifrazioni di sospesi frammenti simbolici. La densità della ‘materia oscura’ tiene gli elementi in un circolo che si autoriflette, sprofonda in se stesso: labirintico specchio nero, dove memoria e oblìo ‘tessono’ la temporalità dell’opera. Le scansioni del campo fenomenologico dell’opera si presentano come un’enigmatica mappa, trasudano di tracce e orme di un’impossibile Icona, come un terminale reliquiario del senso, resti intransitabili dell’auratica memoria dell’arte. Dell’originarietà ‘umanistica’ della pittura nelle opere di Palladino s’intravedono gli orli di senso: sfrangiati, decomposti, smottati. I corpi rivolti al fondo indicano iconicamente la seduzione labirintica dell’identità, il suo perdersi nell’abissalità della nigredo, come un riflesso che si sdoppia, si moltiplica nel cercarsi della propria immagine. Oppure, forse, all’inverso, il corpo appare sulla soglia della propria sparizione, come un ritrarsi kenotico in allegorica visione della pittura nel tempo del tramonto del proprio immaginario”.
Conversazioni in Floridiana tra arte, letteratura, teatro e musica
Napoli in porcellana: ricordi del Grand Tour
conversazione con Patrizia Piscitello storica dell’arte, Museo di Capodimonte
La conversazione con Patrizia Piscitello è dedicata al grande fascino e alla notorietà del Gran Tour, la Real fabbrica delle porcellane di Napoli, che partendo dalle prestigiose pubblicazioni dedicate al tema e realizzate dalla Stamperia Reale, furono fondamentali per la produzione in porcellana della manifattura napoletana durante la direzione di Domenico Venuti.
I prodotti realizzati iniziano a descrivere le bellezze del regno seguendo i temi di maggiore attrazione per i visitatori, i soggetti principali furono tre: gli antichi reperti archeologici di Ercolano e Pompei, con miniature dipinte e biscuit raffiguranti opere ritrovate o statuaria classica; i costumi del regno ispirati alle pubblicazioni della Stamperia Reale e le grandi vedute che affascinavano i viaggiatori.
Il direttore Venuti realizzò a Napoli anche un punto vendita dei manufatti, vicino alla chiesa di San Ferdinando, a pochi passi dalla Fabbrica che si trovava nel Palazzo Reale.
Tra le varie opere delle collezioni del Museo Duca di Martina si potrà ammirare il Giuoco 'Souvenir' del Regno delle Due Sicilie che unisce la suggestione del tema della veduta con il fascino dell’archeologia.
Il C.I.D.I, ente accreditato per la formazione presso il MIUR, rilascia ai partecipanti, che ne facciano richiesta, attestato di partecipazione valido ai fini dell’aggiornamento e del riconoscimento dei crediti formativi
Prorogata a lunedì 29 febbraio la mostra dell'artista Pablo Bronstein(1977) al Museo Marino Marini. Studi di scomposizione manierista, a cura di Alberto Salvadori e Leonardo Bigazzi, è la prima personale dell’artista in un’istituzione museale italiana.
Pablo Bronstein si misura in questo progetto inedito pensato e realizzato per il Museo fiorentino su un tema a lui particolarmente caro, come da molto tempo va facendo: la rielaborazione di stilemi e concetti decorativi dell’architettura e del teatro europeo dal rinascimento ai giorni nostri. Le sue elaborazioni, formalmente concretizzate con disegni di raffinatissima fattura, istallazioni e performance, concettualizzano un tema affascinante e incontrollabile, dettato nei sui principi dalla fantasia e capacità di elaborare dati esistenti, andando a definire un’affascinante metastoria dell’architettura.
In mostra una nuova serie di disegni e maquettes sviluppate dall’artista in dialogo con il Tempietto del Santo Sepolcro di Leon Battista Alberti nella Cappella Rucellai, entrato a far parte del percorso di visita del Museo Marini grazie al restauro del 2013. Capolavoro del Rinascimento, progettato sul modello del Santo Sepolcro a Gerusalemme, il Tempietto fu commissionato ad Alberti da Giovanni di Paolo Rucellai e la sua costruzione fu completata nel 1467.
L’esposizione sviluppa alcuni temi fondamentali della ricerca dell’artista, e in particolare le relazioni estetiche e concettuali tra il modello e gli oggetti che derivano dal suo studio. In un gioco continuo di sovrapposizioni di stili, citazioni e confronti, Bronstein costruisce un resoconto storico immaginario dell’opera di Alberti, seguendola idealmente nei secoli successivi alla sua costruzione, dalle possibili contaminazioni manieriste, fino ad arrivare agli esuberanti stilemi decorativi e teatrali del barocco.
Attraverso l’uso di stampe e rendering 3D estremamente elaborati, l’artista costruisce dei modellini che riproducono in scala ridotta il Tempietto - Sepolcro Rucellai con leggere correzioni manieriste I-IV – con delle aggiunte decorative come nicchie, colonne o altre aperture. Le modifiche allo stile originale diventano invece più radicali nelle due strutture gemelle più grandi, dal titolo Il Sepolcro Rucellai come base per una costruzione manierista su larga scala I – II, che andranno a occupare l’intera parte finale della cripta del Museo. L’operazione manierista di Bronstein, suggerita già dal titolo della mostra, identifica quindi l’opera di Alberti come modello, ne opera una progressiva e personale decostruzione, e alterandone lo stile e le proporzioni armoniche genera delle strutture ibride e anacronistiche.
In forte contrasto con l’estetica contemporanea delle stampe 3D, i disegni dell’artista, e le loro magnifiche cornici antiche, sono realizzati con uno stile classico e molto raffinato. Il Tempietto è rappresentato come un’icona popolare in Festeggiamenti in Piazza San Firenze. Trasformato in un carro festivo viene infatti trasportato in parata per le strade di Firenze insieme ad altri carri barocchi diventando un elemento teatrale e pubblico, perdendo del tutto il contesto originario per cui era stato commissionato. Nel disegno di grande formato, Monumento funerario del XVII secolo con incorporati resti di un Sepolcro rinascimentale, l’artista immagina invece che il Tempietto Rucellai sia stato frazionato e trasportato a Roma per essere incorporato in un grande monumento funebre appartenente a un’altra famiglia. Il nuovo monumento, costruito in stile barocco, si contrappone a tutti i canoni stilistici di armonia e rigore geometrico dell’architettura albertiana. Nella serie di disegni più piccoli, Assemblaggi manieristi con frammenti di una struttura di Alberti, il Tempietto assume le forme più svariate: da una fontana da giardino fino ad un tempietto classico che ricorda l’Eretteo dell’Acropoli di Atene.
Una sezione della mostra è infine dedicata ad opere realizzate dall’artista negli ultimi anni, tra cui il video Origin of Sprezzatura (2010), in cui si fa riferimento al termine coniato nel ‘500 da Baldassarre Castiglione per indicare l’atteggiamento del cortigiano, e una selezione di disegni dell’artista, eseguiti tra il 2007 e il 2014, provenienti da importanti collezioni private italiane. Chiude il percorso espositivo Sepulchre with Dancer (2012), documentazione video di una performance nella quale la figura umana di un ballerino era chiamata a interpretare l’immobilità di un monumento funebre.
La mostra è realizzata con il supporto di OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Galleria Franco Noero (Torino) e Herald St. (Londra). Si ringrazia inoltre per il sostegno Golden View Open Bar.
Pablo Bronstein ènato nel 1977 a Buenos Aires, Argentina, attualmente vive e lavora a Londra. La sua pratica artistica si basa in particolare sul disegno ma comprende anche la performance, il video e le installazioni.
Tra le sue recenti mostre personali: The Grand Tour: Pablo Bronstein and the Treasures of Chatsworth, Nottingham Contemporary, Nottingham, 2015;We live in Mannerist times, The Museum of Fine Arts, Houston, 2015; Pablo Bronstein: Enlightenment Discourse on The Origins of Architecture, REDCAT, Los Angeles, 2014; A is Building, B is Architecture, Centre d’Art Contemporain, Ginevra, 2013;Tate Live: Performance Room Commission, Tate Modern, Londra, 2012, Sketches for Regency Living, ICA, London, UK, 2011, Pablo Bronstein at the Met, The Metropolitan Museum of Art, New York, 2009.
Tra le sue ultime mostre collettive: SUPER SUPERSTUDIO, PAC - Padiglione d'Arte Contemporanea, Milano, 2015; TATE: Performance Room screening -DO DISTURB, Palais de Tokyo, Parigi, 2015; History is Now: 7 Artists Take on Britain, Hayward Gallery, Londra, 2015; L’Année dernière à Marienbad, Kunsthalle Bremen, Bremen, 2015.
Museo Marino Marini
Piazza San Pancrazio, Firenze
Orario: 10:00 - 17:00, chiuso il martedì e i giorni festivi - Biglietti: intero: € 6, ridotto € 4, studenti € 3
Tel. +39 055.219432 - e.mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.museomarinomarini.it
Venerdì 26 febbraio Tornabuoni Arte – Contemporary Art, invia Maggio 58r a Firenze,inaugura il suo programma espositivo 2016 con la personale di Enrico Benetta.
Il lavoro di Benetta è caratterizzato da un linguaggio che si muove su diversi registri stilistici, mirabilmente giocati dalla forte personalità dell’artista, che fonde insieme fonti culturali lontane tra loro. La sua opera è rivolta ad un pubblico vasto ed eterogeneo; ciascuno, in base alla propria sensibilità artistica, letteraria e affettiva, la può fruire o godere. Tratto distintivo dei suoi lavori, siano essi tele o installazioni, è il carattere di stampa per eccellenza, il Bodoni, divenuto la cifra stilistica dell’artista, base per la creazione di un’originale e casuale “trama” visiva. È come se le lettere, per Benetta, non fossero l’elemento primario della parola, ma andassero contemplate in sé, come pensiero costitutivo dell’opera stessa. Le lettere, infatti, cadono dalle pagine creando nuove storie, nuove avventure che l’immaginazione dello spettatore rielabora e conclude, dando ogni volta un diverso significato all’opera stessa. L’acciaio corten, materiale naturale usato per le sculture, trasmette alle opere una patina di antico che evoca in pieno il fascino dei grandi volumi del passato.
In mostra, da Tornabuoni Arte – Contemporary Art, sarà esposta una selezione di opere recenti, sia pitture che sculture, che mette l’accento sull’ultima produzione dell’artista. Nell’evoluzione della sua ricerca e del suo linguaggio, Benetta non rinuncia all’uso della parola o del Bodoni, ormai parte del suo Dna, e procede piuttosto verso una metamorfosi dei toni e del colore verso inediti bianchi e neri, mediati dalle scale di grigi, indagando la potenza espressiva del silenzio. “Il simbolismo del colore e le velature soprastanti le lettere Bodoni - scrive Chiara Casarin in catalogo - inducono ora a una riflessione più profonda, a una meditazione sul senso della pausa, del vuoto… L’indagine sull’eloquenza del silenzio è portata avanti dall’artista trevigiano come un viaggio interiore nei luoghi spirituali, dove possono essere ritrovati quegli elementi importanti per l’uomo singolo e che, in fin dei conti, sono quelli che vanno a formare l’identità di ognuno”.
Enrico Benetta nasce nel 1977 a Montebelluna (Treviso) dove attualmente vive e lavora, si diploma nel 2001 presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia ed inizia il proprio percorso artistico nell’arte contemporanea. Lavora con importanti gallerie come Galleria Russo di Roma e Tornabuoni Arte di Firenze. Del 2014 è la personale “Dandelion” a Treviso, presso gli Spazi Bomben della Fondazione Benetton, mentre del 2015 è “The White Shhh” alla Venice Projects Fenice Gallery di Berengo Studio 1989, in occasione della Biennale d’Arte di Venezia.
La mostra rimarrà aperta fino al 7 maggio ed è accompagnata da un catalogo FORMA Art Today, con testo a cura di Chiara Casarin.
Tornabuoni Arte - Contemporary Art - Arte Contemporanea
Via Maggio 58r - 50125 Firenze
Tel. 055/289297 – e.mail:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.tornabuoniarte.it
Tel. 055/6812697 – fax 055/6812020 – e.mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.- www.tornabuoniarte.it
“Due secoli di stampa cattolica in Campania”. All’Emeroteca Tucci, fino a fine marzo, una mostra inedita che racconta, per la prima volta, la realtà ricca e variegata dell’ampio mondo della stampa cattolica campana, una voce autorevole nel dibattito socio-culturale della regione, attraverso settimanali diocesani, bollettini ecclesiastici, riviste di teologia e le pubblicazioni dei principali santuari. In esposizione i periodici delle 25 diocesi della regione ecclesiastica campana. Le testate rappresentate sono 67. Le pubblicazioni oltre 300. L’inaugurazione ieri con il Cardinale Sepe. Il progetto è stato curato dall’Ucsi Campania e dalla Diocesi di Napoli, d’intesa con l’Ordine dei giornalisti. In mostra pezzi rari, come il primo numero de La Croce, datato 1898, antenato di Nuova Stagione, il settimanale della Diocesi di Napoli. Ampio spazio anche al bollettino diocesano, ufficiale per gli Atti dell’Arcivescovo e della Curia, nato nel 1920 con il nome di Bollettino ecclesiastico dell’Archidiocesi di Napoli, e divenuto poi Ianuarius.
La pubblicazione più antica è La Scienza e la Fede, fondata nel 1841 e considerata in assoluto la prima rivista filosofica italiana. Partendo dal primo numero è stata ricostruita l’evoluzione storica degli studi filosofici e teologici a Napoli. Del 1899 la Rivista di Scienze e Lettere, fondata dall’omonima accademia. Del 1913 gli Atti dell’Accademia Napoletana scientifico-letteraria di San Pietro in Vincoli, del 1930 la nuova seria della Rivista di Scienze e Lettere, fino ad arrivare ad Asprenas- Rivista di teologia, organo scientifico della Facoltà Teologica. Antica e prestigiosa la rivista del Santuario della Madonna del Carmine La Vergine Bruna del 1939, del giornale dei Francescani Luce Serafica (1925), di Spiritus Domini, dei Vocazionisti, (inizi anni Venti) del periodico della Madonna dell’Arco (1920), del Bollettino di Acerra (1934) di quello di Aversa (1932), del Santuario della Madonna del Carpinello di Visciano (Diocesi di Nola) del 1941, di Ascolta, rivista dell’Abbazia di Cava (1957). Dalla Diocesi di Nocera Inferiore la copia anastatica della raccolta dei numeri antichi del Bollettino diocesano a partire dal 1915.