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Tano Pisano: il murale PACE ‘evolve’ e lo si può ammirare liberamente anche nel weekend di Ferragosto

Tano Pisano: il murale PACE ‘evolve’ e lo si può ammirare liberamente anche nel weekend di Ferragosto

 

particolare rid 250Si intitola semplicemente PACE il murale di Tano Pisano che dallo scorso 10 luglio è collocato sul muro esterno del complesso monumentale di Sant’Agostino, nell’omonima via a Pietrasanta.

Si tratta di un’opera dinamica, che fino alla fine del 2025 “evolverà” ogni settimana circa, cambiando gradualmente.

Concepita come un “puzzle” di 48 pannelli in plexiglas dipinti in maniera astratta o figurativa, da ieri ha iniziato la sua lenta trasformazione perché un elemento alla volta verrà sostituito con un ritratto e via via così fino a dopo Natale, quando l’opera non sarà più una costruzione poetica astratta, bensì un murale composto da quasi 50 volti dipinti dall’Artista.

In pratica ogni settimana circa, due coloratissimi pannelli dipinti lasceranno spazio a un numero sempre maggiore di immagini dei “ritratti del Fayyum”, ispirate cioè ai dipinti straordinariamente realistici che datano tra il I secolo avanti Cristo e il III dopo Cristo, e ritrovati nella famosa necropoli in Egitto. Realizzati quando il protagonista era ancora in vita, dopo la sua morte questi ritratti venivano attaccati ai sarcofagi del defunto.

Già nella “originale versione” del murale PACE vi è un ritratto del Fayyum che nella parte superiore reca le bandiere della Palestina e di Israele, vicine, affiancate così tanto da non sembrare simboli di popoli in lotta.

Tutto ciò è pensato in funzione di una “chiamata alla pace”, da contrapporre alle troppe “chiamate alle armi” che Tano Pisano - siciliano di nascita e versiliese d’adozione – percepisce, perché ammette di essere sopraffatto dalla realtà che rivela una pericolosa mancanza di spazi mentali di libertà

Come in passato, la creazione site specific di Tano Pisano appare come, realizzata su pannelli di plexiglas (montati su una struttura di legno ancorata su a un’altra metallica appositamente progettata per non danneggiare il muro), che misura sei metri di larghezza per due di altezza, visibile sempre, gratuitamente, a qualsiasi ora del giorno e della notte.

La coloratissima istallazione in continua evoluzione invita ad ammirare ogni centimetro quadrato dell’opera che è una ricerca pittorica complessa, dove non mancano i riferimenti a Guernica, il capolavoro di Pablo Picasso custodito nel Museo Reina Sofia di Madrid. Nella parte inferiore del murale di Tano Pisano, infatti, è ben evidente una mano che impugna una spada spezzata: la stessa era comparsa in Guernika, il murale che l’Artista siciliano aveva realizzato a Pietrasanta duìe anni fa. Ovviamente il riferimento è all’assoluta inutilità della guerra, qui tradotta in un’immagine forte.

L’opera di Tano Pisano, se pur in continuo divenire, è visibile liberamente fino al prossimo 6 gennaio 2026.

 

INFO MOSTRA

Tano Pisano

PACE

Costruzione poetica

Fino al 06.01.2026

Via Sant’Agostino 1

Pietrasanta

Ingresso libero

www.tanopisano.com

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Dalla mano al robot: è a Venezia la grande mostra sull’idea di scultura con 3 opere di Michelangelo Buonarroti

Dalla mano al robot: è a Venezia

la grande mostra sull’idea di scultura

con 3 opere di Michelangelo Buonarroti

 

casa buonarroti torso virile inv 250Si impreziosisce di ora in ora il catalogo delle opere che tra meno di un mese saranno esposte a Venezia, nella mostra The idea of sculpture. From the hand to the robot, curata Roberta Semeraro (critico d’arte) insieme a Giovanna Cicutto (project manager), che apre al pubblico il prossimo 30 agosto e proseguirà fino al 19 novembre 2025.

Sono infatti attesi a Palazzo Bollani tre opere di Michelangelo Buonarroti (due disegni e un bozzetto tridimensionale) provenienti dal Museo di Casa Buonarroti di Firenze, in collaborazione con il quale (insieme al Museo dei bozzetti di Pietrasanta) è realizzata la mostra a Venezia che propone anche il dialogo tra i modelli di sculture e le opere dell’artista cubana Helena Bacardi.

Infatti l’idea originale dell’esposizione – patrocinata dal Comune di Venezia, del Comune di Pietrasanta e della Regione Toscana – è di porre a confronto disegni, bozzetti tridimensionali in vari materiali, opere finite e perfino un robot-scultore “al lavoro”, per raccontare al grande pubblico che cosa è accaduto nella scultura dai tempi del semplice utilizzo della mano degli artigiani fino ai nostri giorni, quando ormai le intelligenze artificiali traducono in oggetti concreti ciò che inizialmente è solo un’idea.

Le tre opere del Genio

Per quasi tre mesi a Palazzo Bollani di Venezia, nell’ambito della mostra The idea of sculpture. From the hand to the robot, sarà possibile ammirare da vicino un Torso virile del 1540 circa, attribuito al Genio di Rinascimento, alto 23 centimetri e realizzato in terracotta chiara. Nonostante le dimensioni contenute, il bozzetto mostra tutto il fascino dell’arte rinascimentale che si richiamava a quella classica dell’antica Grecia e della Roma imperiale, ripresa di tante opere che Michelangelo aveva già realizzato e modello di altre che sarebbero venute in seguito.

Sempre da Casa Buonarroti arrivano due disegni certi di Michelangelo: il primo è lo Studio per una figura seduta con copricapo ecclesiastico (forse un Papa), databile intorno al 1524-1525, realizzato con penna e inchiostro bruno, che misura 15,7x11,5 centimetri. Si tratta di un’opera molto ben conservata e che non si ammira in pubblico da almeno tre anni.

Il secondo disegno proveniente da Casa Buonarroti è definito Studio di tre nudi per una trasfigurazione (ma anche Studio per gli Apostoli nella ‘Trasfigurazione’) ed è realizzato a penna con inchiostro bruno e matita nera, che misura 17,8 x 20,9 centimetri. Anche quest’opera, di particolare fascino, è in buone condizioni e da almeno tre anni non si ammira in pubblico.

Le tre opere di Michelangelo, che arricchiranno l’offerta culturale della mostra che non ha precedenti, contribuiranno a testimoniare la maestria del Genio di Caprese sia nella fase di ideazione di un’opera – con disegni e schizzi tracciati di suo pugno -, sia in quella dell’elaborazione di un piccolo bozzetto tridimensionale, modello di un’opera con ben altre dimensioni che sarebbe stata realizzata in seguito.

Si tratta di opere ben conosciute dalla comunità degli studiosi, ma non dal grande pubblico: soprattutto i disegni, proprio per la loro intrinseca fragilità, non possono stare troppo a lungo sotto i riflettori, per cui la mostra veneziana è un’occasione davvero straordinaria per ammirarli da vicino, insieme al Torso virile che dimostra un appeal davvero particolare.

Le altre opere della mostra

Nel percorso espositivo di Palazzo Bollani, i tre bozzetti di Michelangelo andranno così ad aggiungersi ai 17 tridimensionali provenienti dal Museo dei bozzetti di Pietrasanta (LU) - (tra le altre ci saranno modelli di opere di Botero, Bezzina, Vangi, Mitoraj, Karavan, Nivola, Capotondi, Giò Pomodoro, Yasuda e Signorini) e alle 11 sculture (più una, speciale, a forma di pipistrello in vetro di Murano, che rappresenta la rilettura in chiave contemporanea della scultura in bronzo dell’iconico Pipistrello Bacardi) dell’artista cubana Helena Bacardi che espone per la prima volta in Italia nella mostra a Palazzo Bollani di Venezia, in concomitanza con la Biennale di architettura “Intelligens, Natural, Artificial, Collective”.

Casa Buonarroti, tempio del culto della memoria

Ricorda il Vasari, in un passo famoso della Vita di Michelangelo, che l’artista, prima di morire a Roma nel 1564, nella sua casa diede fuoco a un «gran numero di disegni, schizzi e cartoni fatti da man sua, acciò nessuno vedessi le fatiche durate da lui et i modi di tentare l’ingegno suo, per non apparire se non perfetto». Per fortuna, non pochi suoi disegni erano rimasti a Firenze e altri ne recuperò a Roma il nipote ed erede universale Leonardo di Buonarroto.

Nel 1566 questi donò al duca Cosimo I de’ Medici un buon numero di fogli di mano dello zio, insieme a una serie di sculture.

All’inizio del XVII secolo Michelangelo Buonarroti il Giovane fece costruire l’odierno palazzo in Via Ghibellina n. 70 e vi allestì, in memoria del grande antenato, la Galleria buonarrotiana e il granduca Cosimo II nel 1616 gli restituì la famosa scultura raffigurante la Madonna della scala e parte dei disegni donati ai Medici.

La raccolta della famiglia Buonarroti era ormai la più ricca collezione di fogli michelangioleschi al mondo. Tale rimane ancor oggi, con i suoi più di 200 pezzi, in gran parte di architettura, nonostante le gravi perdite subite nei decenni successivi.

Si salvarono così, dalla dispersione, i disegni e le opere d’arte, così come le carte michelangiolesche del ricco archivio di famiglia, preziosi documenti di un’attività artistica senza eguali, che spaziò dalla scultura alla pittura e all’architettura.

Attualmente, in osservanza delle vigenti regole di conservazione, i disegni vengono presentati in piccoli nuclei, a rotazione, in una sala appositamente allestita al piano nobile del Museo oppure concessi in prestito, fatto salvo il necessario periodo di ‘riposo’ per motivi di conservazione, a mostre di rilevante interesse scientifico, che consentono di apprezzarli e ammirarli in Italia e nel mondo.

INFO MOSTRA

The idea of sculpture. From the hand to the robot

a cura di Roberta Semeraro con Giovanna Cicutto

30.08.2025 – 19.11.2025

Palazzo Bollani

Riva degli Schiavoni, 3647

Venezia

Orari: dalle 10 alle 18, chiuso il martedì

Ingresso a pagamento

www.helenabacardi.com

www.robertasemeraro.it

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Forte più che mai a Villa Bertelli Il dono di Elisabetta Rogai a chi sa apprezzare l’arte

Forte più che mai a Villa Bertelli

Il dono di Elisabetta Rogai

a chi sa apprezzare l’arte

 

invito cartolina 2025 07 04 250Elisabetta Rogai torna a esporre in Versilia, non ultima tra ci è rimasto sedotto dall’incomparabile bellezza di una lingua di terra compresa tra mare e montagna, che ha affascinato centinaia di artisti.

Dal primo agosto al 7 settembre 2025, al primo piano della ottocentesca Villa Bertelli di Forte dei Marmi la mostra Forte più che mai si presenta come un vero e proprio dono dell’Artista a chi sa apprezzare l’arte.

La mostra propone infatti 25 opere che abbracciano ben 14 anni di carriera artistica di Rogai, comprendendo 13 dipinti su tela – tra i quali Il tuffo perfetto, concepito quest’anno proprio come omaggio al mare della Versilia e che rappresenta l’immagine portante dell’intera esposizione -, e poi cinque dipinti su denim (il tessuto dei jeans che da motti anni rappresenta un supporto particolarmente caro all’Artista) e sette scaglie di marmo dai 10 ai 25 chilogrammi, su cui Elisabetta Rogai ha dipinto figure per lo più femminili utilizzando colori a olio e vino.

In particolare la scelta del marmo bianco delle Alpi Apuane come supporto per la pittura rappresenta l’ennesima dedica dell’Artista alla Versilia, una terra che – a cominciare da Michelangelo Buonarroti – nella seconda metà del millennio scorso ha sempre attratto gli artisti che ne hanno celebrato il candido splendore, l’unicità e l’irresistibile appeal.

Anche Forte più che mai si pone lo stesso obiettivo.

Per la pittrice fiorentina – che in oltre 50 anni di carriera è tra le rare artiste ad aver eseguito dei grandi affreschi ed è stata autrice della pittura sul Drappellone del palio di Siena del 2015 - si tratta di un ritorno in Versilia: già nel 2004 il Chiostro di Sant’Agostino di Pietrasanta ospitò la sua mostra personale “La Forza e la Virtù” organizzata dal Comune; poi nel 2009 alla Versiliana di Marina di Pietrasanta per tutta l’estate si ammirarono i dipinti dell’Artista nella mostra "Senza compromessi"; quindi con l’inizio della pratica della "enoarte" – la pittura con il vino che tanta fama e successo le ha procurato in Italia e all’estero – innumerevoli sono state le performance che hanno visto protagonista Elisabetta Rogai proprio in Versilia.

Fino alla scorsa estate, quando nel Boschetto dei lecci di Villa Bertelli, a Forte dei Marmi, l’Artista volle presentare anche agli amici versiliesi il catalogo della sua mostra "Due leoni per due Repubbliche" che si era appena conclusa a Ca’ Sagredo, sul Canal Grande a Venezia.

Adesso Elisabetta Rogai torna nella villa ottocentesca di via Mazzini con una mostra personale che è una dedica speciale a Forte dei Marmi a cominciare dal titolo: Forte piùElisabetta Rogai 250 che mai – con l’allestimento dell’architetto Monica Baldi -, una mostra che vuol essere anche un invito, dopo il mare o la piscina, a tuffarsi nell’arte, che poi rappresenta un tassello culturale fondamentale della civiltà cui apparteniamo.

Arricchisce e completa la mostra il catalogo realizzato da Angelo Pontecorboli Editore dove, insieme alle immagini di tutte le opere in mostra, si possono leggere i testi di Bruno Murzi (Sindaco di Forte dei Marmi), di Ermindo Tucci (Presidente di Villa Bertelli), di Cristina Acidini (Presidente dell’Accademia delle Arti del disegno), di Monica Baldi e di Marco Ferri.

Patrocinata dal Comune di Forte dei Marmi, la mostra di Elisabetta Rogai è realizzata con il contributo di IW Private investiments, il Marroneto, Fabio Bellagambi, IS intermediazione assicurativa, Bardi, Tiziana Petracchi per Sant'Andrea, Bartolacci design, Beccofino, Venturini cantina enoteca e Fonteviva.

Sullo stesso catalogo Elisabetta Rogai scrive: «La mia arte è un dono di me agli altri, un pensiero che prende forma ed è unico e irripetibile. Un dono che nel tempo accresce il proprio valore e che è frutto della passione di una donna che non ha mai dipinto per hobby, ma l’ha scelto come professione. E gli amanti dell’arte che mi seguono hanno di nuovo l’opportunità di premiarsi con dipinti belli, originali e duraturi. E questo nuovo incontro avviene in una terra a me tanto cara».

E se perfino Eugenio Montale, Premio Nobel per la letteratura, pur in età matura nel 1964 si era divertito a dipingere ad acquarello le cabine della spiaggia di Forte dei Marmi, cedendo all’incanto della «natura selvaggia e sublime» di dannunziana memoria, c’è da capire l’emozione dell’artista fiorentina nell’inaugurare questa sua nuova avventura espositiva.

INFO MOSTRA

Elisabetta Rogai

Forte più che mai

01.08.2025 – 07.09.2025

Inaugurazione VE 01.08.2025 ore 19

Sala Ferrario, Villa Bertelli

via Giuseppe Mazzini 200, Forte dei Marmi LU

Ingresso libero

Orari LU-DO 10-13 e 17-22 (nei giorni di concerti solo ore 10-13)

Catalogo Angelo Pontecorboli Editore

www.elisabettarogai.it

 

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Potenza Picena: Villa Buonaccorsi diventa museo nazionale Ancora 3 aperture estive poi i lavori

Potenza Picena: Villa Buonaccorsi

diventa museo nazionale

Ancora 3 aperture estive poi i lavori

 

Villa Buonaccorsi 10 250Cresce il numero dei musei nazionali delle Marche. Il giorno 17 luglio è entrata a fare parte della Direzione Regionale Musei Marche la Villa Buonaccorsi di Potenza Picena, in provincia di Macerata, capolavoro settecentesco di Pietro Bernasconi, stretto collaboratore di Luigi Vanvitelli, con il magnifico giardino all’italiana realizzato su disegno di Andrea Vici.

Acquistata dallo Stato nel 2022 e sino ad oggi gestita dal Segretariato Regionale e dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, entra nella rete dei musei nazionali al fine di valorizzarne il patrimonio culturale e paesaggistico.

«Siamo orgogliosi di accogliere Villa Buonaccorsi nella rete museale marchigiana — dichiara Luigi Gallo, Direttore della DRMNM —. Si tratta di un ulteriore passo verso la salvaguardia e la promozione di un luogo che unisce storia, arte e natura. Invitiamo cittadini e turisti a scoprire le sue meraviglie, tra sale affrescate e giardini incantati».

Non a caso, infatti, un programma di aperture estive 2025 - pensato e realizzato dalla Soprintendenza e dalla Direzione Musei Marche, con il Comune di Potenza Picena e grazie al contributo di tante realtà associative del territorio - prevede la possibilità di visitare la Villa ancora nei giorni 2 e 23 agosto e 6 settembre; le visite si svolgono dalle 15.30 alle 18.30 ed è necessario prenotarsi. Per ulteriori informazioni chiamare il numero +39 0733 687927.  

«Tramite l’acquisizione da parte dello Stato, dal 2022 Villa Buonaccorsi è veramente un patrimonio di tutti – afferma il Soprintendente ABAP per le province di AP-FM-MC Giovanni Issini -. La strategia condivisa con la Direzione regionale Musei Marche, prevede infatti un costante aumento del livello di accessibilità e fruibilità del complesso da parte del pubblico, in armonia con i lavori che avranno inizio nei prossimi mesi, al fine di restituire al pubblico questo magnifico compendio».

L’inclusione nella Rete dei Musei Nazionali delle Marche apre infatti nuove prospettive per il recupero e la valorizzazione su scala nazionale, europea e internazionale della villa marchigiana, tramite azioni compiute in sinergia con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, che coinvolgono la Regione Marche e gli interpreti del territorio e del terzo settore.

Il Ministero della Cultura ha già stanziato circa 10 milioni di euro per una prima fase di interventi di restauro, che inizieranno tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 interessando anche i giardini storici.

Architettura e paesaggio

Edificata tra XVII e XVIII secolo su progetto della nobile famiglia Buonaccorsi, la villa è un raffinato esempio di dimora patrizia marchigiana. L’elegante facciata è arricchita da cornici, lesene e finestre ad arco; all’interno, le ampie sale conservano affreschi settecenteschi, stucchi decorativi e arredi originali. Di particolare pregio la Loggia decorata da benedetto Biancolini con scene dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso incastonate in una cornice barocca.

Il patrimonio botanico e paesaggistico che circonda la villa è un elemento distintivo, una vera e propria “cornice verde” all’opera architettonica. I giardini, strutturati su più terrazze degradanti verso la valle, sono piantumati con alberi secolari e possiedono una ampia sezione all’italiana con siepi geometriche, aiuole fiorite stagionali, una aranciera e un belvedere centrale che si affaccia sul parco, il cui disegno è ispirato dal trattato Flora, Cultura dei fiori (1633-1638), del gesuita e naturalista senese Giovanni Battista Ferrari. Il sistema verde è decorato da fontane, vasche con corredo di obelischi e più di 100 statue da giardino, raffiguranti personaggi antichi o della Commedia dell’Arte, provenienti dalla bottega del vicentino Orazio Marinali. Al limite inferiore del giardino c’è il cosiddetto “Teatrino degli automi”: una grotticella rivestita di rocce calcaree e conchiglie che ospita giochi idraulici e meccanici che ad oggi sono fra le rare testimonianze ancora esistenti in Italia.

 

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MASSIMO D’AMATO 8 luglio – 3 settembre 2025 a cura di Anna Maria Amonaci organizzata da Stefano Di Puccio inaugurazione martedì 8 luglio, ore 19.00

MASSIMO D’AMATO

8 luglio – 3 settembre 2025

a cura di Anna Maria Amonaci

organizzata da Stefano Di Puccio

 

inaugurazione martedì 8 luglio, ore 19.00

Trattoria 4 Leoni

Piazza della Passera, Firenze

 

Massimo DAmato 7 250Martedì 8 luglio, alle 19.00, si inaugura la mostra di Massimo D’Amato, terzo appuntamento della rassegna Fotografia – Tracce Fiorentine, presso la Trattoria 4 Leoni a Firenze, progetto a cura della storica dell’arte Anna Maria Amonaci, organizzata e promossa da Stefano di Puccio, titolare della trattoria e instancabile promotore culturale nell’Oltrarno.

L’esposizione di D’Amato si inserisce in un percorso visivo che coinvolge sei fotografi, di generazioni diverse ma uniti da un profondo legame con Firenze: Franco Cammarata, Lorenzo Bojola, Massimo D’Amato, Lapo Pecchioli, Gianluca Sgherri e Mario Strippini. Sei personali che si susseguiranno fino a marzo 2026. Il titolo Tracce Fiorentine richiama l’impronta, quasi biologica, che un luogo lascia nei suoi abitanti. Una suggestione che la curatrice Amonaci sviluppa a partire dalle riflessioni di Giorgio Vasari, secondo cui le differenze stilistiche tra le scuole pittoriche italiane dipendono anche dalla forma dei territori. La fotografia, così come altre forme d’arte, assorbe le geometrie e le tensioni del paesaggio che la genera, restituendole attraverso lo sguardo dell’autore.

 

Massimo D’Amato nasce a Pisa nel 1954, ma vive e lavora da anni a Firenze, dove ha costruito una carriera poliedrica e coerente, guidata da una forte sensibilità per la dimensioneMassimo DAmato 3 250 umana, sociale e storica. Dopo un lungo periodo come fotografo di scena, durante il quale ha collaborato con realtà come il Teatro Comunale di Pisa, l’Orchestra Regionale Toscana e il Teatro di Rifredi, nel 1994 parte per i territori dell’ex-Jugoslavia con alcune ONG, documentando la vita quotidiana in tempo di guerra. È l’inizio di un percorso segnato da un intenso impegno civile, che lo porterà ad approfondire temi come l’immigrazione, il lavoro, la marginalità.

Tra i suoi progetti più significativi: La città che non conosci. Immigrati a Firenze (1998), Stazione Senegal (1999), Q5. Un quartiere nella storia (2004), e i volumi storico-fotografici Fra la terra l’aria e l’acqua (2004), Vite Narrate (2008) e La fabbrica di Boccadarno (2008).


I suoi scatti sono al tempo stesso documento e narrazione, attenta ai volti, alle tracce, alle trasformazioni lente del paesaggio e della memoria. Nel 2012 partecipa alla 1ère Biennale Internationale de Casablanca con una serie di immagini realizzate in Marocco, segnando l’inizio di una nuova fase della sua ricerca, più orientata verso la fotografia d’arte. Nel gennaio 2025 ha presentato la sua mostra più recente, Ritratti Rifiutati, presso Palazzo del Pegaso a Firenze, dove ha trasformato oggetti abbandonati in città in immagini cariche di significato, capaci di far riflettere sul nostro impatto ambientale e sociale.

Per la mostra ai 4 Leoni D’Amato espone una selezione di fotografie prevalentemente di progetti in cui la natura ne esce protagonista, sono immagini di grande rigore ed essenzialità, dove emerge una forza estetica che ha caratterizzato tutta la sua attività di fotografo. Una forza estetica che ha unito, in diversi lavori, alla riflessione sociale in un dialogo continuo tra passato e presente. Le sue immagini, caratterizzate da composizioni attente, precise, segnate da una luce evocativa, si distinguono per la cura dei dettagli e la capacità di cogliere il presente attraverso meditazioni sul passato, specialmente su temi di archeologia industriale. Di grande rilievo è la sua ricerca sul rapporto tra individuo e ambiente.

Il programma delle prossime mostre: mercoledì 10 settembre, Lapo Pecchioli; mercoledì 5 novembre, Gianluca Sgherri; dal 14 gennaio al 15 marzo 2026, Mario Strippini.

Fotografia – Tracce fiorentine nasce da un’idea di Anna Maria Amonaci, promossa da Stefano Di Puccio, che dal 1995 gestisce la storica Trattoria 4 Leoni, punto di riferimento nel cuore dell’Oltrarno fiorentino, non solo gastronomico. Negli anni Di Puccio ha contribuito con passione alla valorizzazione del quartiere, promuovendo numerose iniziative artistiche come Settembre in Piazza della Passera, che ha animato la piazza dal 2002 al 2019, incontri e mostre, ultima quella del fotografo Carlo Fei. La collaborazione tra Anna Maria Amonaci e Stefano Di Puccio nasce già nel 2005 con l’esposizione dello scultore Filippo Dobrilla e successivamente con quella di Gianluca Maver, con grandi foto esposte negli ambienti esterni alla trattoria.

 

 Informazioni TRATTORIA 4 Leoni

Tel. 055 218562 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.