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Cronaca

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In Italia non c’è più niente di più sicuro del provvisorio

Foto Nicola Incampo 250In Italia non c’è nulla di più provvisorio del definitivo e nulla di più definitivo del provvisorio”. Questa perla ironica, coniata da Giuseppe Prezzolini nel 1922, descrive con lucidità tagliente un paradosso amministrativo che, un secolo dopo, continua a frenare il Paese: misure temporanee che si eternizzano, soluzioni definitive che evaporano.
Immaginate di aspettare un permesso per anni, solo per scoprire che la norma “provvisoria” che lo regola è diventata legge immutabile, mentre la riforma “definitiva” annunciata con fanfare viene smantellata alla prima crisi.

È questo il cuore dell’aforisma attribuito a Giuseppe Prezzolini, intellettuale toscano tra i più acuti del Novecento.

Nel suo Codice della vita italiana (1922), Prezzolini dedica un capitolo alle leggi per denunciare come l’Italia trasformi il transitorio in perenne e il perenne in effimero.

La frase, non sempre citata verbatim ma cristallizzata in varianti popolari come “Non c’è niente di più sicuro del provvisorio”, cattura un’essenza universale: la burocrazia come arte del rinvio infinito.
Giuseppe Prezzolini (1882-1982), fondatore della rivista La Voce e critico letterario di respiro europeo, non era un ideologo ma un osservatore spietato. Esule negli Stati Uniti durante il fascismo, tornò in Italia nel dopoguerra con lo stesso spirito laico e corrosivo.

Nel Codice, descrive l’Italia come un Paese dove “le leggi provvisorie durano più delle definitive” perché nessuno osa toccarle, per paura di aprire voragini amministrative.

Questo meccanismo, radicato nel parlamentarismo post-unitario, si è perpetuato: pensate ai governi tecnici, dal Ciampi del 1993 al Draghi del 2021, nati “per il tempo necessario” ma rimasti a lungo al timone; o ai decreti-legge, che la Costituzione prevede come eccezione ma che il “Milleproroghe” annualizza dal 1988, accumulando oltre 1.500 norme procrastinate.
L’attualità, nel marzo 2026, amplifica il paradosso. Con l’influenza del secondo mandato di Donald Trump – rieletto nel 2024 e inaugurato nel gennaio 2025 – che spinge riforme deregolamentate negli USA, l’Italia arranca sul Pnrr: fondi europei da 191 miliardi, ma ritardi cronici su digitalizzazione e giustizia, con “provvedimenti urgenti” che si rinnovano senza fine.

Letterariamente, l’aforisma riecheggia Eraclito – “tutto scorre” – ma capovolto: in Italia, il fluire si blocca nel provvisorio.

La frammentazione partitica post-1948 ha favorito leggi omnibus per accontentare lobby, rendendo il provvisorio un comodo escamotage.

La Corte Costituzionale ha bocciato decine di decreti “abuso”, ma il Parlamento li ricicla.
Prezzolini non era pessimista: nel Codice proponeva un “italiano utile”, pragmatico.

Oggi, serve lo stesso: una legge quadro anti-provvisorio, con tempi perentori su decreti e commissariamenti, ispirata a modelli nord-europei.

In un’Italia di classici letterari – da Dante a Calvino – questo aforisma è più di una battuta: è un monito filosofico, che invita non a lamentarsi, ma a cambiare. Rompere il circolo vizioso significherebbe onorare il suo spirito: rendere il provvisorio davvero tale, e il definitivo inattaccabile.

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MUSEO KOMAI Un museo a cielo aperto che unisce arte, territorio e comunità

MUSEO KOMAI

Un museo a cielo aperto che unisce arte, territorio e comunità

 

Museo Komai 250Ci sono progetti che nascono da grandi investimenti e altri che prendono vita da un gesto semplice, autentico, umano. Il Museo Komai appartiene a questa seconda categoria: un’idea che nasce dalla sensibilità delle persone, dalla fiducia nella cultura e dalla volontà di costruire qualcosa che possa restare nel tempo.

Nel borgo di Eredita prende così forma il Museo Komai, il museo a cielo aperto ideato dal professore e artista Costabile Guariglia, pensato come un percorso artistico diffuso capace di dialogare con il paesaggio, con la memoria dei luoghi e con la vita quotidiana della comunità.

Un progetto culturale innovativo e ambizioso che si realizza grazie al benestare e al patrocinio del Comune di Ogliastro Cilento, dell’Ente Parco e della Regione Campania, con il sostegno del sindaco Michele Apolito, che ha riconosciuto sin dall’inizio il valore sociale, culturale e identitario dell’iniziativa.

Il Museo Komai non nasce soltanto come spazio espositivo, ma come esperienza collettiva. Un museo aperto, partecipato e diffuso, dove l’arte incontra le famiglie, le case, le strade e gli spazi del vivere quotidiano. Un luogo in cui ogni opera diventa occasione di incontro, riflessione e condivisione.

Tra i primi e più significativi esempi di questa visione vi è la partecipazione della famiglia Abbruzzese-Miglino, alla quale va un sentito ringraziamento per la sensibilità, la generosità e la lungimiranza dimostrate nel sostenere concretamente il progetto.

La loro adesione rappresenta molto più di un contributo materiale: è un atto di amore verso il territorio, un segnale di fiducia verso la cultura e un esempio virtuoso di partecipazione civica. Attraverso CASA CUSTODE Abbruzzese-Miglino, la famiglia diventa parte viva del museo, custodendo non soltanto un’opera, ma un’idea di comunità fondata sulla bellezza, sulla memoria e sulla condivisione.

Con la posa della prima opera prende ufficialmente avvio il percorso del Museo Komai, destinato a crescere nel tempo grazie al coinvolgimento di cittadini, famiglie, artisti e istituzioni.

L’obiettivo è quello di creare un museo realmente aperto a tutti: aperto alle famiglie che desiderano ospitare le opere nelle proprie abitazioni, nei cortili, nei giardini o negli spazi del borgo, trasformando il paese in una galleria d’arte diffusa; aperto agli artisti che vogliono donare una propria opera al museo a cielo aperto, contribuendo alla costruzione di un patrimonio culturale collettivo accessibile gratuitamente alla comunità e ai visitatori.

Il Museo Komai vuole così abbattere i confini tradizionali dell’arte, portandola fuori dagli spazi chiusi e rendendola parte integrante della vita quotidiana. Le opere non saranno soltanto da osservare, ma da vivere, attraversare e custodire insieme.

In un tempo in cui i piccoli borghi cercano nuove forme di valorizzazione culturale e sociale, il Museo Komai rappresenta una visione moderna e coraggiosa: fare dell’arte uno strumento di rigenerazione territoriale, di identità e di appartenenza.

Eredita diventa così un laboratorio culturale a cielo aperto, dove ogni famiglia può diventare custode di bellezza e ogni artista può lasciare un segno permanente nel cuore del Cilento.

Il Museo Komai nasce per crescere insieme alla sua comunità, con l’ambizione di trasformarsi nel tempo in un punto di riferimento culturale capace di unire tradizione, creatività e partecipazione.

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