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Dal 15 al 18 settembre "Napoli turca" – una mostra e un convegno
Dal 15 al 18 settembre "Napoli turca" – una mostra e un convegno
Napoli turca dal 15 al 18 settembre , la città partenopea ospita, presso l’ Università Orientale, il XV Congresso Internazionale di Arte Turca (ICTA), per l’occasione la Biblioteca Nazionale espone una vasta selezione di manoscritti turchi ed islamici, varie edizioni antiche del Corano, un Atlante Ottomano, unicum nella produzione cartografica islamica due splendidi codici miniati di metà cinquecento, che contengono la narrazione del Libro dei Re di Firdawsî ed altri preziosi codici ed autografi.
Il Convegno
Di che si parlerà al convegno: verranno prese in esame le arti turche nel loro complesso inclusa l’architettura che avrà un ruolo di primaria importanza. Verranno considerati gli scavi archeologici turchi e quelli di operatori internazionali che operano in Turchia; l’arte del libro. Alcune giornate saranno dedicate ai rapporti artistici e culturali tra Italia e Turchia che includono gli interessi musicali italiani, si pensi alla figura straordinaria di Giuseppe Donizzetti fratello di Gaetano e Pascià alla corte ottomana, o alle opere dedicate a sultani ottomani come il Maometto II e il Bajazet. Si pensi anche alla presenza ricorrente della figura del “Turco” nell’arte italiana. La Napoli turca: il 15 Congresso di arte turca sembra restituire un ruolo molto importante alla città e al suo storico interesse per il mondo turco. Se nel cosiddetto Secolo d’Oro della potenza Spagnola, Napoli era il principale porto del Mediterraneo occidentale, Istanbul era al tempo governata da Solimano, signore dell’Impero ottomano che dalle coste mediterranee raggiungeva le attuali Polonia e Ucraina. Pur con conflitti, a volte sanguinosi, in quei tempi questi colossi si osservavano reciprocamente studiando le rispettive lingue e culture. Una carta della costa napoletana realizzata per illustrare il Libro del Mare (Kitab-i Bahriye) di Piri Reis, ammiraglio e cartografo ottomano di prim’ordine del XVI secolo, è stata scelta come immagine simbolo dell’intero congresso. Da quell’epoca il rapporto ha avuto in seguito infinite evoluzioni e questa occasione sugella – ora in tempi di pace – gli sforzi antichi di conoscenza reciproca.
La mostra: LA CONOSCENZA DEL MONDO ISLAMICO A NAPOLI (XVI-XIX SECOLO)
· Mostra Bibliografica Iconografica ( a cura di Luca Berardi, con il contributo di Emilia Ambra e Maria Rascaglia)
La mostra documenta la dimensione multiculturale della città di Napoli proiettata nel mediterraneo, centro di convergenza e fusione di diverse culture: il percorso espositivo descrive, attraverso i testi e le opere di grosso interesse storico e scientifico, posseduti dalla Biblioteca Nazionale, i rapporti con il mondo islamico ed i popoli del mondo orientale.
Sono presentate importanti testimonianze, relative al fervore di studi islamici a Napoli a partire dal seicento; si tratta di un 'ampia selezione del cospicuo patrimonio librario napoletano, oggi conservato nella Biblioteca Nazionale, formatosi nei secoli grazie all’incremento delle collezioni conventuali e private. Gran parte dei codici turchi ed arabi rimandano alla biblioteca del convento agostiniano di San Giovanni a Carbonara, vivo esempio della cultura meridionale, umanistico-rinascimentale, da cui provengono rari manoscritti turchi, come un pregiato trattato di Geomanzia (XVI-XVII), e un catechismo seicentesco. Della stessa provenienza ad alcuni codici in lingua araba
contenenti preghiere e scritti religiosi cattolici per lo più di rito maronita, tra questi la Traduzione dei Salmi, cantici e preghiere varie (1729). Notevole per tipologia di testo 4 codici , un vocabolario arabo-italiano, un lessico turco-arabo-persiano, un dizionario arabo-turco realizzati a Napoli presso il convento dal frate libanese Giuseppe Agostino Sahim Gazala.
Si segnalano in mostra due grammatiche turche provenienti dal Collegio dei Gesuiti realizzate da Pietro Ferraguto (1611- una delle prime in Europa ) e Giovanni Battista Montalbano (1622/1632) a fini propagandistici e missionari.
Non mancano poemi amorosi e testi letterari, interessante un Portolano, coniato a Costantinopoli nel 1572, con notizie nautiche e sulla sfere celeste.
La presenza cospicua dei codici arabi nei fondi della biblioteca è documentata in particolare da opere religiose, non mancano testi letterari e giuridici, di sapere medico e scientifico. Si segnala uno splendido “Corano magrebino” forse del 1524, trasferito in Austria per volontà di Carlo VI e tornato a Napoli dopo il trattato di pace di Saint Germain de Près (I guerra mondiale).
Al 1793 risale il "Museo cufico", una raccolta di monete disposte in ordine cronologico per dinastie illustrato dall’abate Vella.
Non molti i manoscritti persiani presenti nelle raccolte della biblioteca, accanto a canzonieri , antologie poetiche e testi religiosi, di notevole pregio artistico alcuni codici miniati, due di essi di metà cinquecento contengono la narrazione del “Libro dei Re” di Firdawsî, opere di enorme valore, splendidi esempi di uso dei colori e motivi ornamentali, il terzo il celebre poema di Gãmî.
Il Percorso Espositivo
si articola in due sezioni speculari : da un lato i manoscritti e rari testi a stampa prodotti dal mondo islamico, che si apre con una selezione di manoscritti del Corano e testi a carattere esegetico; dall’altro manoscritti e pubblicazioni italiane che attestano il tentativo di studiare e comprendere lo studio della cultura islamica a partire dal 500. I volumi sono esposti su base tematica:
1. Viaggiatori in cerca di Manoscritti - documenta l’ interesse bibliofilo verso fonti autentiche della cultura islamica a fine ‘500. Lo stesso Campanella nutriva una sorta di ammirazione per l’impero Ottomano e nell’ambiente culturale dei seguaci di Telesio e Campanella nasce una fervida ricerca di manoscritti islamici. Notevole in questa sezione un Atlante Ottomano, unicum nella produzione cartografica islamica. I libri persiani sono oggetto della ricerca dei fratelli Vecchietti, incaricati dal papa di acquistare manoscritti per la stamperia Orientale Medicea. Tra i codici persiani che Giovanni Vecchietti porterà con sé a Napoli un manoscritto dei Salmi di Davide uno straordinario tentativo di critica sul testo biblico attraverso fonti persiane. In mostra anche manoscritti arabi e greci, una parte si ritiene potrebbe provenire dalle collezioni del mecenate arabista napoletano Mario Schipano, raccolte durante i viaggi da Pietro della Valle: sicuramente altri codici arabi provengono dai viaggi sempre in Medio Oriente dello scozzese George Strachan.
2. Il seicento e l’interesse Missionario : sezione dedicata all’ attenzione per le lingue orientali e la cultura ottomana degli ambienti ecclesiastici ad inizio del 600, in piena controriforma, in particolare con finalità di proselitismo religioso ed a fine secolo durante il nuovo attivismo della Proganda Fide. In mostra dizionari e grammatiche, raccolte di preghiera e testi liturgici che documentano le attività di copia e studio di manoscritti ottomani nei conventi di S.Giovanni a Carbonara e nel Collegio della società di Gesù. Di particolare interesse gli autografi di Pietro Ferraguto (1611) e Giovanni battista Montalbano (ca1630), si tratta delle prime grammatiche turche realizzate in Italia, mai date alle stampe , inoltre da ammirare una monumentale traduzione latina del Corano (1698) ad opera di Ludovico Marracci, arabista e confessore di papa Innocenzo XI.
3. L’Orientalismo meridionale tra curiosità ed impostura: Si parte dallo studio delle tre lingue islamiche classiche arabo, turco e persiano in epoca borbonica sempre da parte degli ambienti ecclesiastici: largo spazio in mostra trova la vicenda dell’abate Vella, paradossale, ma indicativa dell’ambiente culturale nel mezzogiorno tra seicento ed i primi dell’ottocento. Giuseppe Vella, un abate maltese, è autore di una colossale truffa filologica nota come l’ “arabica impostura”, egli riuscì a fingersi grande esperto di lingua araba e numismatica grazie alla scarsa conoscenza di questo settore da parte dell’aristocrazia siciliana e degli ambiente accademici palermitani; infatti Vella pubblicò una serie di volumi con riferimenti a falsi documenti cufici medievali sulla storia della Sicilia, ricostruendo vicende storiche funzionali alla politica borbonica. In mostra un elegante manoscritto dal titolo Museo cufico naniano, evidente plagio del lavoro di Simone Assemani, dono del Vella al re Ferdinando IV. Chiude la mostra una selezione di opere e testi che documentano lo studio scientifico delle lingue delle terre ottomane a Napoli con l’istituzione nel 1806 della prima cattedra di lingue orientali (l’arabo) presso l’università di Napoli, altri testi ricostruiscono i nuovi interessi di studio moderni e la catalogazione dei manoscritti orientali presso l’ allora Biblioteca reale Borbonica, oggi la nostra Nazionale, visitata da illustri studiosi, come l’austriaco Joseph Von Hammer (1825), che hanno contribuito a farne conoscere le pregiate collezioni.